Metodologie formative per gli incontri: "Non utenti passivi, ma membra attive"
Contesto:
C’è forte desiderio di formarsi attraverso modalità che diano modo di essere partecipi in prima persona [fuci come luogo del condividersi]. Partecipiamo già quotidianamente alle lezioni frontali universitarie. La Fuci è diversa: in essa immergiamo nella luce del Vangelo la formazione universitaria che stiamo ricevendo. Ma nel far questo, la Federazione non può limitarsi a formare i giovani con le stesse modalità che troviamo dell’ambiente universitario, perché rischierebbe di cadere nella dinamica di utenti passivi di fronte ad un servizio offerto. La Fuci è una comunità formativa. Deve essere percepita come tale, e non come l’ennesima realtà esterna ed estranea, che non dipende da me e non necessita dei miei talenti e sensibilità.
Caratteristiche:
Gli incontri in cui ci si siede in cerchio in e si ascolta un testo è sicuramente efficace. Ma alla lunga mostra le sue debolezze, soprattutto se il materiale esposto non viene riassunto durante la conclusione o ripreso in attività successive.
Lo stile della lezione frontale è efficace nella trasmissione di contenuti. Ma lascia da parte la dimensione sia comunitaria che soggettiva. La generale sensazione emergente è di essere utenti passivi in una realtà il cui obiettivo sarebbe l’opposto: vivere le attività di gruppo come “membra” attive della Federazione. Lo stile frontale infatti fatica a creare l’ambiente, il comfort e il contesto ideale affinché il singolo possa "condividersi” senza riserve/timidezze, sentirsi necessario e quindi coinvolto mettendo “le mani in pasta”.
Possibili cause:
Lo strumento della lezione frontale e dell’incontro dove ci si limita a sedersi in cerchio e a condividere a giro un proprio pensiero, nasconde non poche fragilità dal punto di vista del senso di appartenenza e della desiderabilità. La causa principale di ciò sta nella mancata conoscenza di strumenti necessari alla formazione di giovani adulti.
Domande aperte:
Come possiamo creare una Fuci che non venga percepita come l’erogazione di un servizio, ma come una famiglia di studenti e studentesse uniti dall’inquietudine e dalla sete di verità evangelica?
Come tradurre del materiale utile ad una lezione frontale/conferenza, in modo da renderlo coinvolgente ed immersivo?
Quali tecniche di apprendimento esperienziale dobbiamo adottare per una formazione in grado di toccare il vissuto personale e di sedimentare in profondità, piuttosto che restare “esterna”?
Come possiamo incrementare la nostra conoscenza di strumenti formativi da utilizzare nei gruppi?



Per quanto mi riguarda l'utilizzo della lezione frontale può essere ampiamente integrato. Tale strumento, come si è detto, può essere cruciale per la divulgazione di concetti ma di contro non è particolarmente efficiente nel coinvolgimento attivo dei partecipanti. La mia proposta, in base alla mia esperienza didattica con il professor Ronga, sarebbe quella di una "lezione interattiva", partecipativa e problematizzata.
Aggiungo inoltre che in seguito alla lezione sarebbe utile, in quanto permetterebbe il libero scambio delle opinioni in un contesto fraterno e comune, attività sociali successive alle lezioni, quali pranzi, cene o comunque momenti conviviali.